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Recensione cliente

Recensito in Italia il 21 aprile 2018
Il grande protagonista è il bosco con la sua foresta millenaria.
La descrizione degli odori, dei colori, dei silenzi, degli scricchiolii della neve perenne, la nebbia che ricopre i colori della vita.
I respiri che si alzano dagli alberi, le leggende agitate da un vento gelido nato lieve e inconsapevole nelle steppe lontane.
In quei luoghi di silenzio e di vento, certe mattine, l’alba mostra un edificio che spunta dalle nuvole basse, come un sole freddo e nero.
Si mostra con superbia a violare la pace della natura e sfidare la collera di Dio.
Nel villaggio lo chiamano la Scuola, ma in pochi conoscono le verità di quelle pareti scure.
Poi c’è lei Teresa, il commissario Teresa Battaglia.
Un caschetto di capelli scarmigliati di un rosso forzato e una frangetta a nascondere gli occhi sicuri, ma tristi e colmi di paure.
La solitudine, il vuoto e i silenzi sono la sua compagnia.
“La solitudine avvolgeva Teresa come un abito troppo stretto, un corsetto d’altri tempi, la assorbiva a piccole dosi, ogni giorno.”
Una cicatrice pulsante in un corpo sgraziato e la memoria affidata a dei fogli di carta.
... e Lui, lo spirito delle leggende, l’assassino, il cannibale, il diabolico padrone di quella foresta, il Krampus, il mostro senza nome con la faccia bianca di un teschio.
Lontani ma vicini e fra di loro l’empatia che nasce dalla comprensione di una reciproca sofferenza interiore.
Teresa e il mostro, uniti da un linguaggio primordiale che sgorga dagli occhi e dalle anime di entrambi.
Un linguaggio che non si impara ma si è sempre posseduto.
Bellissimo.
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