Recensione cliente

Recensito in Italia 🇮🇹 il 29 gennaio 2013
Alla mia verde età finalmente leggo "I ragazzi di via Paal", dopo averne sentito parlare tanto e tanto da piccola senza mai osare travalicare confini non detti ma ben chiari: infatti, quando ero bambina le letture erano ben diversificate, a me toccò tutta la saga delle Piccole donne (riletto di recente), Pel di carota, Senza famiglia, Il giardino segreto, Il piccolo Lord....e le cose da maschi che le leggessero i maschi! E così mi sono persa i libri di avventure (mi manca totalmente Verne, ad esempio) e tutto il mondo maschile fatto di ragazzi soldato e di bande contrapposte, di battaglie di proiettili di sabbia e vessilli da difendere, come lo si ritrova per l’appunto nel romanzo di Molnàr. Sono i giochi di addestramento alla virilità, che i maschi fanno (o facevano) con gli amichetti della scuola o del quartiere, simmetrici a quelli delle bambine che giocando “alle signore" si addestrano alla vita famigliare: i giochi di ruolo che in certo periodo dell’infanzia ognuno di noi ha fatto recitando la sua parte. Ecco allora che un pezzo di terreno edificabile nel centro di Budapest (o di Roma, o di Napoli, o di Milano…o di qualunque paese del mondo) si trasforma in fortezza inespugnabile, e nei giovani protagonisti si sviluppa lo spirito di corpo e la scuola di lealtà e coraggio legato all'appartenere ai gruppi contrapposti. Scuola di vita, piccolo cantiere dove si cresce e si impara a vivere, anche a soffrire e a piangere.

Ho acquistato questa edizione (Bur) per la traduzione di I. Balla e A. Jeri, dopo averla confrontata con altro e-book di prezzo inferiore. Il bello di Amazon è che si può scaricare un estratto gratuito e scegliere dopo aver fatto delle comparazioni.
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