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Recensione cliente

Recensito in Italia il 19 luglio 2021
"È come se qualcuno avesse passato sulla mia vita una mano di bianco... Ora ho davanti a me una parete bianca e immacolata, sulla quale posso cominciare a mettere nuovi quadri delle dimensioni che voglio e nella posizione che più mi piace. E pian piano imbrattarla, coi giorni e con gli anni che passano, di nuove macchie e di nuovi segni. I miei."
Ci sono momenti nella vita in cui sembra che un imbianchino abbia reso la nostra vita uniforme e pulita per darci la possibilità di ricominciare e ripartire da zero. Anche la neve dà la stessa sensazione, con i suoi fiocchi bianchi copre ogni segno, ogni sfregio, ogni macchia. E sarà proprio la neve che fermerà il ritorno di Giovanni alla sua casa e moglie perfetta. Ci sarebbe da chiedersi se tanta perfezione rende davvero felici. Non saprei, a volte si tratta di gesti, abitudini che non si ha tempo né voglia di esaminare e si vai avanti per inerzia. In questo romanzo seguiamo le vicissitudini e il viaggio del protagonista bloccato in Germania per la neve. Non semplici e innocui fiocchi però ma la nevicata del secolo; con l'aeroporto chiuso Giovanni è costretto a prendere un treno per tornare a Milano. Nel convoglio, oltre al protagonista, ci sono sette persone. L’autore le descrive minuziosamente, a volte in modo troppo meticoloso, menzionando particolari dell'abbigliamento, l'accounciatura dei capelli, i monili indossati; come se qualsiasi minimo dettaglio potesse aiutare il lettore a farsi un'idea della persona. Ed è proprio vero perché ogni caratteristica elencata contraddistingue le persone e, bene o male, aiuta a conoscerle. Ma sarà proprio così? Mi spiego meglio, come appariamo esteriormente fa davvero capire agli altri come e chi siamo nella realtà?
"È la casualità di chi ci capita accanto durante i viaggi. La convergenza astrale di una molteplicità di traiettorie alla fine crea la combinazione finale. Ed eccoci qua! Otto persone messe assieme dal caso per una foto di gruppo."
Eccoci nella carrozza 12 dove incontriamo il narratore di questa storia, un professore universitario alto e magro, reduce dal ritiro di un prestigioso premio. Vicino al finestrino, una impettita e burbera signora tedesca e di fronte a lei, un vecchio russo, che sembra appena ritornato dalla Seconda Guerra Mondiale. Di fronte al professore c’è un altro russo, probabilmente il figlio dell’altro, che ha l’aria di essere essere appena uscito di prigione. Sull’altro lato del corridoio, una giovane bella, moderna e indipendente; al suo fianco c’è un nero raffinato ed educato e un ragazzo biondo trasandato e sempre pronto a polemizzare. Finisce il gruppo un portoghese elegante e distinto. Quando accadrà l’incidente, che viene descritto dall'autore in tutta la sua tragicità, i passeggeri si troveranno accomunati dall'evento ma racchiusi ognuno nella propria solitudine disperata, cercando un modo per tenersi aggrappati alla vita. Quello che sorprende è la natura implacabile, la neve che continua a cadere senza sosta, quasi si preoccupasse di coprire i corpi aggrovigliati tra le lamiere.
"La neve, invece, è infida, maligna. Scende silenziosa, come un ladro in punta di piedi, e si insinua dappertutto leggera, fredda, invadente. Si appropria dei colori, dei prati, delle strade, addirittura dei rumori, stendendo su tutto un unico lenzuolo bianco. E poi non se ne va. Rimane lì a marcire, a imbrattarsi, a trasformarsi in una melma lurida e scivolosa."
Per tutti gli occupanti del treno ci saranno momenti di terrore, sgomento e di riflessione. Scampato il pericolo un’ombra si aggiunge al disagio, omicidi inaspettati riempiono il buio e il gelo del bosco. Tutti sospettati, nessuno escluso. Bisogna guardarsi le spalle e la gola, perché ognuno può essere il prossimo. Chi riuscirà a salvarsi tra i sopravvissuti? Il più intraprendente, il più furbo, forse l’egoista. La storia si legge con apprensione e con il fiato sospeso fino all’ultimo capitolo che rivela tutto. Si ipotizza sul probabile assassino senza venirne a capo. La domanda che aleggia tra tutti è perché uccide, quale è il movente e cosa nascondono tutti dietro la facciata di normalità che indossano. 150 pagine lette in un giorno e con un finale che ha sciolto i dubbi e capovolto la situazione da tragica a serena. Ogni esperienza ci insegna qualcosa, anche un treno che si accartoccia su se stesso e inghiotte neve e corpi.
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